Nello scendere nel mio inferno personale, sono venuto a conoscenza di un mondo occulto insospettabile. Mi sono trovato ad essere il protagonista di un fanta-thriller degno della produzione di Icke, con risvolti globalmente piuttosto inquietanti.
Il mio procedere con lo scioglimento del mio karma non mi dava i risultati che speravo. I sintomi passavano temporaneamente, ma poi le cose tornavano più o meno come prima. L’intuizione fu quella di comprendere che i patti stretti con quelle creature infernali erano ancora attivi! Ovvero la mia anima, che vive fuori dal tempo, vi si era legata eternamente. Ecco perché non cambiava nulla. Ebbi la visione di un me stesso alternativo (credo fosse in Asia molti secoli fa) che facevo un’evocazione demoniaca per suggellare questo patto con un essere oscuro. Fui sgomento da principio a dovermi confrontare con tale verità. Ma da quel momento, ho passato circa 3 anni a sciogliere patti con questi “demoni”. Patti che, lo scoprii solo dopo, in parte non erano scioglibili (non semplicemente con la sola volontà), in parte si riformavano. Per questo ci misi tanto a migliorare la mia condizione. Ma le cose erano ancora più complicate di come potevo immaginare.
Fu una sera, guardando la trasmissione di Ruggeri “Il Bivio”, che venni a conoscenza della storia di Valerio Lonzi, raccontata in parte dal Prof. Malanga. In quella puntata parlavano dei rapimenti alieni, le cosiddette abduction e dei segni che queste lasciano sul corpo e sull’anima dei malcapitati. In particolare parlavano di una cicatrice di forma ovale che si trova sul piatto tibiale, ed è il punto in cui gli alieni prelevano un campione di osso. Con molta noncuranza presto attenzione al mio piatto tibiale e sorpreso, vedo questa cicatrice. Ricordavo di averla vista altre volte, senza averle dato molta importanza, ma di una cosa ero certo: NON MI RICORDAVO AFFATTO COME ME LA ERO PROCURATA.
Iniziò la mia discesa agli inferi, parte seconda.
Andai subito a rileggermi “Alien Cicatrix” del Prof. Malanga. L’avevo letto forse più di un anno prima della mia presa di coscienza, ma l’avevo catalogato come un interessante libro di fantascienza. Anche se l’autore affermava che le informazioni in esso contenute non erano frutto della sua mente ma della sua ricerca di 20 anni sugli addotti italiani tramite lo strumento dell’ipnosi regressiva. Lessi dei tanti risvolti che questo fenomeno comporta, in particolare degli impianti alieni. Se io ero stato rapito, avrei dovuto averne. E se li avevo, avrebbero dovuto emanare una qualche energia “non umana”. E siccome ero ingrado di percepire le energie, mi misi subito a cercare sul mio corpo la presenza di frequenze non umane, artificiali. Trovai subito e con estrema facilità la presenza di alcuni punti in cui c’era qualcosa di anormale. Mi misi su internet per cercare altre info, sui siti americani, di questi impianti. Trovai la mappa classica di dove venivano posti, e sorpresa, coincideva esattamente con i punti che avevo trovato io (per la verità ve n’erano alcuni in più in cui non avevo cercato, sui polsi, sulle caviglie e dietro la schiena dove non arrivavo a percepire). Era troppo perché fosse una coincidenza, e da quel momento, sapevo di essere anch’io un addotto.
Etichetta che ti proietta subito in un posto estraneo. Qualcosa in cui nessuno vorrebbe trovarsi. E’ un luogo in cui nessuno che tu conosca è mai stato, e nessuno crede che tu possa esserci finito. Quindi un luogo di solitudine, e di profondo, estremo dolore.
Per fortuna proprio solo non ero. Pian piano mi resi conto che di persone rapite ne conoscevo più d’una. Ad un livello più o meno diverso di consapevolezza della loro condizione. E averne preso coscienza stava iniziando a risvegliare ricordi rimossi. Qualche anno prima vissi un periodo di rapimenti molto intenso. Rapimenti che all’epoca classificai come “incubi pazzeschi”. Ne ricordo bene due momenti.
Una notte avverto qualcosa di anomalo mentre dormo, tiro su la testa e ho giusto il tempo di vedere due figurine grigie stare ai piedi del letto. Inizio ad urlare ma è come se fossi bloccato. E un attimo dopo puff, mi trovo seduto nel letto, sudato, sconvolto, ma le figurine erano sparite. Ho come avuto la sensazione che fra il prima e il dopo, ci fosse qualocosa di mancante, ma ovviamente ho attribuito questa mancanza alla peculiarità del mondo onirico.
Qualche notte dopo, mi trovo in balia delle due figure grigie, che mi tengono per le braccia e mi stanno caricando dentro una specie di macchina con uno sportello circolare. Ho giusto il tempo di gridare nella mia testa “MI HANNO RAPITO!” e mentre cerco di divincolarmi, mi risveglio ancora nel letto. Stravolto, ma ancora una volta convinto che fosse stato solo un sogno.
Nello stesso periodo era molto frequente che nei momenti di relax (che ancora c’erano visto che i figli dovevano ancora arrivare) quando mi trovavo sdraiato sul letto, all’improvviso iniziavo a percepire una vibrazione crescente al centro della testa. Vibrazione che diventava poi via via più intensa fino a sembrare quasi di avere un trapano che mi bucava il cervello da dentro. Quando capitava questa cosa restavo immobile in attesa di quello che mi doveva accadere. Immaginavo fosse un qualche fenomeno legato alle OBE. Invece dopo la presa di coscienza, lessi su internet che quello è un sintomo tipico del momento in cui accade l’abduction.
Quindi i dati c’erano tutti. Avevo trovato un nuovo nemico da fronteggiare.
Da principio non legai subito la mia condizione di attacco energetico alle abduction. Pensavo che fossero due fenomeni paralleli e distaccati. Solo molto tempo dopo compresi che quelli che io chiamavo “demoni” altro non erano che creature aliene, con le quali in precedenti incarnazioni avevo avuto a che fare.
Tramite la connessione con il Superconscio, ebbi modo di percepire negli annali akashici qual’era la storia che si celava dietro a questa peculiare situazione. Appurai così che la relazione fra umani e alieni è antichissima e dura fruttuosamente (per gli alieni) da migliaia di anni. Gli alieni, nelle diverse razze che minacciano l’umanità, strinsero molti patti animici nell’epoca in cui la magia era considerata un’arte e non una buffonata, fra le diverse popolazioni che erano in lotta fra loro, nei tempi Atlantidei. Quella era un’epoca in cui la magia e la tecnologia erano cresciute in maniera spoporzionata rispetto all’evoluzione spirituale dell’uomo, che le usò come sempre per soggiogare, dominare e concquistare le popolazioni più deboli. E gli alieni svolsero un ruolo chiave in questa querelle umana, fornendo le conoscenze esoteriche più complesse e i mezzi per esplicarle, ma vincolando gli umani a degli accordi di cui non avrebbero immaginato la gravità e le conseguenze.
Da bravi doppiogiochisti, gli alieni misero popolazioni le une contro le altre, facendo creare una rete di rispettivi attacchi energetici in modo da incatenare per sempre le anime dei maghi neri sprovveduti e poter così nutrirsi dell’energia che loro manca.
Infatti, dagli studi di Malanga, avevo appreso che la ragione chiave delle abduction è quella di sfruttare l’anima dell’addotto per la vivificazione dei corpi antichissimi di questi alieni. Esseri freddi e razionali che sono sprovvisti della componente animica eterna, e hanno bisogno di noi per prolungare la loro esistenza e conservare le loro memorie. E così io mi trovavo schiacciato dalla consapevolezza che la quasi totalità della mia anima era imprigionata nelle loro grinfie e sottostava al loro controllo. Ero uno schiavo in mano a dei rettili.
Erano rettiliani infatti gli alieni che ordivano i miei rapimenti, eseguiti poi dai miseri grigi, piccole creature assemblate biologicamente allo scopo di svolgere il lavoro manuale. E una memoria aliena era impiantata nel mio cervello. Memoria a cui però non avevo accesso.
Dalla situazione in cui mi trovavo, avevo ben compreso che il mio ruolo di mago nero era stato ai massimi livelli, visto il grado di coinvolgimento che la mia anima aveva con queste creature aliene. Oltre al rettile c’erano patti con i LUX, esseri incorporei ma molto intelligenti e scaltri, con spiriti maligni, con altre creature non ben definite, alcune anche di aspetto umanoide. Ma oltre a questi avvertivo un potente legame con Satana, che scoprii essere qualcosa di diverso dal Diavolo. O meglio, le due parole possono essere usate per descrivere due cose ben diverse.
Posso tranquillamente affermare che il Diavolo non esiste. Ma esiste l’assenza di Dio. E questa assenza possiamo chiamarla tranquillamente Diavolo se vogliamo rappresentarla come una figura a sé. Satana invece è un essere che ha una sua identità ben precisa. E’ una creatura estremamente malvagia e potente che è stata imprigionata qui sulla terra per riflettere sulla sua ribellione alla Legge dell’Uno. All’Amore Divino. E questa creatura ha da sempre avuto tutto l’interesse per legarsi all’anima degli uomini, esseri così poco evoluti e gretti, per potersene nutrire allo stesso modo delle creature che vengono dallo spazio.
E così ero messo veramente male. Da un lato gli alieni, dall’altro Satana, e l’assenza di Dio che regnava ovunque in me. Ero solo, disperato, inerme, debole, privo di conoscenze e potere. Avevo solo una cosa dalla mia parte: la speranza e la certezza che in qualche modo ne sarei uscito. Per la verità questa certezza, così come la mia sanità mentale, ha vacillato ben più di una volta nell’arco di questi 3 anni. Più volte ho pensato che il mio percorso terreno avrebbe meritato di essere concluso perché portare avanti questa battaglia era inutilmente improduttivo. Ma a darmi un filo di forza era la luce che vedevo negli occhi dei miei figli, creature così fresche ma che percepivo già contaminate dal Male.
Non ho contato le notti di disperazione che ho attraversato, gridando invano il nome di Dio affinché gettasse anche solo una briciola della sua luce su di me. Ma tutte le mie preghiere sono sempre rimaste inascoltate. E se volevo uscirne, dovevo trovare la strada da solo.